Samsung Galaxy Note 7, ecco la verità

Samsung Galaxy Note 7

Il dubbio, finalmente, è stato risolto. L’arcano è stato svelato, il nodo è stato sciolto. Ditela un po’ come vi pare, ma finalmente Samsung ha fornito la spiegazione ufficiale relativamente al clamoroso disastro cui è andato incontro il Samsung Galaxy Note 7 fin dal suo primissimo esordio sul mercato internazionale della telefonia mobile, avvenuto durante la scorsa estate.

Samsung Galaxy Note 7Il Samsung Galaxy Note 7 è divenuto forse lo smartphone più famigerato di tutti i tempi, ed il perché è piuttosto noto: la batteria di questo device esplodeva dopo pochissimi giorni (in alcuni casi addirittura pochissime ore) dal suo utilizzo, per motivi che, fino ad ora, non erano mai stati specificati con chiarezza.

Come vi avevamo anticipato qualche giorno fa, tuttavia, il colosso asiatico aveva indetto, per la notte tra domenica 22 gennaio e lunedì 23 gennaio (chiaramente al cambio d’ora italiana) una conferenza appositamente dedicata, presso la quale avrebbe finalmente svelato il mistero. Detto, fatto: come si credeva tempo fa, la causa di questa deflagrazione è imputabile proprio ad un gravissimo errore di progettazione delle batterie.

Ma cosa succedeva, quindi? Per quale motivo, inesorabilmente, le batterie del Samsung Galaxy Note 7 finivano per esplodere? Il problema non è imputabile alla dimensione delle stesse, come si era ipotizzato in un primo momento. In realtà, dopo una attenta analisi ed un profondo studio compiuto da diverse centinaia di tecnici ed ingegneri specializzati, sembra che, nell’angolo in alto a destra, l’elettrodo negativo andava a toccare l’elettrodo positivo. Il che, chiaramente, portava al corto circuito che sfociava poi nella famigerata esplosione.

Samsung ha allora ordinato in fretta e furia la riprogettazione delle batterie, ritirando per qualche tempo il Samsung Galaxy Note 7 dal mercato. Con l’effetto, però, di peggiorare la situazione: l’eccessiva fretta nella realizzazione delle nuove batterie, infatti, ha generato un lavoro molto approssimativo e di scarsa qualità; tanto che, nelle nuove unità, il materiale isolante utilizzato per separare i due elettrodi risultava troppo sottile o, in alcuni casi, persino assente, portando a nuovi corto circuiti e, di conseguenza, a nuove deflagrazioni. Da qui, poi, il definitivo ritiro del phablet dal mercato.

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